Lean production: che cos'è la produzione snella

maggio 05, 2021
Passeggiando nei capannoni della produzione della maggior parte delle piccole, medie e a volte anche grandi imprese, si possono vedere le macchine ‘di un tempo’, che un po’ fanno sorridere soprattutto se accostate a robot, centri di lavoro e macchine super accessoriate e automatiche.

I nostri genitori e nonni hanno iniziato con quelle, ed è solo grazie a loro se oggi siamo potuti arrivare ad avere determinate tecnologie, ma anche metodi produttivi. Raramente si pensa alla parte meno tecnica della meccanica, quella se vogliamo un po’ più storica e teorica. Quella che si sta perdendo perché la si guarda come una materia pressoché inutile, invece di trarne ispirazione. 

La lean production

Un esempio virtuoso nella storia è la lean production, ovvero la produzione snella che viene guardata come qualcosa di irraggiungibile da una PMI. Questo perché è una peculiarità dell’Automotive, certo sulla produzione in larghissima scala lo spreco deve essere quasi nullo, altrimenti si va in perdita. Ma perché non sforzarsi di applicare lo stesso rigore produttivo anche nelle aziende meno procedurali?

La produzione snella è un modo di pensare collettivo, nel quale oltre a non esserci spreco a livello logistico e produttivo, non c’è neanche a livello di tempo di lavoro delle persone. Il che significa che uno step dopo l’altro si va a strutturare il progetto e ognuno spende il proprio tempo in modo proficuo nel suo sviluppo.

I principi cardine, motore di ogni business

Forse un tempo creare un’azienda da zero era più semplice, perché del marketing si conosceva poco era una cosa più degli Americani. Per fare impresa bastava avere un po’ di conoscenze tecniche e trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Di rischi e burocrazia ce n’erano davvero molto meno, basti pensare a tutte le aziende del nostro territorio, mi riferisco a quello Emiliano, hanno fatto la propria fortuna sulle Officine Meccaniche Reggiane. Molti degli imprenditori erano gli operai che, una volta fallite le Reggiane, si sono ‘rimboccati le maniche’ e hanno continuato a fare quello che meglio conoscevano. Poi il mondo si è evoluto alla velocità della luce e tra marketing, digital marketing, project management e chi più ne ha più ne metta, si è dovuto rivedere un po’ tutto.

In realtà, tornando a riflettere sulla produzione, tra i principi cardine ci sono delle linee guida sfruttabili oggi. Per esempio per strutturare un brand aziendale è necessario definire quelli che sono i punti di forza della propria realtà aziendale, bisogna essere capaci di rispondere alla domanda: “perché dovrei scegliere te?”. Bisogna giustificare e rafforzare la propria presenza nel mondo puntando sulla qualità del proprio servizio piuttosto che solo sulla quantità di pezzi venduti. A differenza di quanto accadeva in passato, le possibilità di espansione erano molto più complesse e lunghe, perché bisognava andare fisicamente in un luogo per farsi conoscere e per instaurare un rapporto commerciale. Mentre oggi, si può utilizzare la piazza di internet, che, da un lato è vantaggiosa se sfruttata correttamente, mentre dall’altro può essere un interminabile dedalo di vie, se non se ne conoscono le regole.

Un buon branding senza un lavoro di fidelizzazione del cliente, ha poco senso di essere. Vero è che ormai il detto ‘il cliente ha sempre ragione’ è superato, non è del tutto da dimenticare, perché un customer care efficace ripaga nel tempo. Ricordiamoci che cercare un cliente nuovo porta a un dispendio di energie 7 volte maggiore rispetto a coltivare un contatto che si è già fidato di noi una volta. Questo significa che gli sforzi di tutti i reparti devono essere volti alla fidelizzazione del cliente finale. Il che, ci porta ad analizzare il principio fondante del customer care, le scadenze. Il tallone d’Achille di molte aziende, perché il ritardo di uno va a minare sull’efficienza di tutta la catena di fornitura. Per questo principio, ogni azione aziendale dovrebbe essere volta a creare valore e dare priorità alla cura del cliente. Ma come evitare il ritardo che spesso come tutti ben sappiamo non è evitabile e mantenere alti standard di cura del cliente? Semplicemente responsabilizzando gli attori e dando loro un sistema di comunicazione efficace, se questo non viene fatto, il cliente percepisce un malfunzionamento ingiustificato. Spiegando e mediando si riesce comunque a trovare un accordo efficace.

Le origini

Erano gli anni a cavallo del Novecento quando Henry Ford fece scuola realizzando il suo sogno di dare alle persone un’automobile accessibile a tutti. Creò la catena di montaggio per ridurre i costi di produzione e quello fu solo l’inizio, infatti, solo alla fine della seconda guerra mondiale venne massimizzato questo suo metodo produttivo. Furono i giapponesi, con Toyota ad applicare al massimo i principi di lean production, diventando leader di settore. Tutto il mondo li guardava con ammirazione, senza capire cosa realmente avessero di diverso in quell’azienda, solo alla fine degli anni Novanta, uno studio americano svelò l’arcano. Ecco che intanto Toyota in più di 30 anni continuava a crescere e a implementare metodi di gestione snella, non a caso, la maggior parte di questi ha nomi giapponesi. Oggi questo sistema è utilizzato dall’automotive che impone regole ferree e rigore organizzativo. Sicuramente Ford e Toyota hanno saputo innovarsi ed essere flessibili nel tempo, perché purtroppo troppa rigidità e poca diversificazione porta al risultato opposto.

In GSI crediamo che sia necessario guardare agli insegnamenti della storia per farsi ispirare, ma che si debba poi cercare di rimanere flessibili e dinamici, con l’obiettivo di migliorarsi sempre. Se state lavorando su un progetto interessante e state cercando un partner affidabile sul quale contare, contattateci.

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